Liberi dai nani ma schiavi dei giganti?

Se da una lato il discorso programmatico di Monti, con la sua sobrietà e pacatezza, ha rassicurato una parte degli italiani, dall’altro ha insinuato più dubbi a chi vuole capire quali mazzate si nascondono dietro termini come “coesione sociale” e “contrattazione di prossimità”. Ciò che spaventa è il tornado di tasse che da qui a fine legislatura dovrebbero coinvolgere tutti gli italiani, tra cui il ritorno dell’Ici prima casa, tassa elimanata con largo consenso popolare dal governo B., affossando inevitabilmente l’economia. Di questa tassa, che si paga ovunque nel mondo, B. aveva deciso che l’Italia poteva farne tranquillamente a meno, salvo non aver fatto i conti con il tanto vituperato federalismo e il patto di stabilità. Risultato: niente Ici, niente più soldi ai comuni, niente più servizi ai cittadini, più povertà per tutti.

Si parla anche di altri tipi di patrimoniale, ma ancora in concreto nessuno sa niente, forse neanche il governo stesso. Di lato emergono le dichiarazioni inquietanti del neo ministro all’Ambiente, Corrado Clini, che inneggiano al nucleare e quelle del ministro allo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera, che spingono sulla Tav e sul rinnovamento delle reti idriche. Ma non avevamo votato per dimenticarci per sempre del nucleare e per non privatizzare l’acqua?

Per fortuna gli italiani sembrano essersi svegliati dal torpore degli ultimi 17 anni e, per evitare che si ripeta lo sfacelo che ha portato B.,  pare finalmente che siano pronti a scendere in piazza nel caso i provvedimenti non salvaguarderanno ciò che Monti ha citato nel suo discorso: fasce deboli, famiglie, giovani. Per ora però l’ebrezza della liberazione è ancora troppo viva. La considerazione più comune è “peggio di come ci hanno ridotto, non si può andare”, sperando vivamente che non si trasformi in “si stava meglio quando si stava peggio”. Un rischio che pur di liberarsi per sempre di B. siamo disposti a correre.

Nel frattempo B., per chi aveva già nostalgia di lui, ha ricominciato a rivendicare l’urgenza di una riforma delle intercettazioni, ad affermare che lui staccherà la spina a questo governo quando vuole e a denunciare che Napolitano lo trattava come un bambino. Per fortuna il peso che gli si dà è pari a quello che si dà a un pensionato che guarda i lavori dalle transenne di un cantiere. La deriva del Pdl è comunque confermata dal fatto che attualmente uno dei personaggi di maggiore spicco del partito è Domenico Scilipoti, il Danny DeVito della politica italiana. Il quale, giorno dopo giorno, grazie ad un warholiano momento di celebrità destinato al pignoramento, fa il suo show dentro e fuori la Camera, attraverso improbabili invettive contro il nuovo governo (al quale però il suo leader e il suo partito hanno votato la fiducia). La nota positiva è che se davvero il Pdl ha bisogno di uno come Scilipoti per riacquistare consensi possiamo ben sperare per il futuro.

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