Archivio mensile:novembre 2011

Liberi dai nani ma schiavi dei giganti?

Se da una lato il discorso programmatico di Monti, con la sua sobrietà e pacatezza, ha rassicurato una parte degli italiani, dall’altro ha insinuato più dubbi a chi vuole capire quali mazzate si nascondono dietro termini come “coesione sociale” e “contrattazione di prossimità”. Ciò che spaventa è il tornado di tasse che da qui a fine legislatura dovrebbero coinvolgere tutti gli italiani, tra cui il ritorno dell’Ici prima casa, tassa elimanata con largo consenso popolare dal governo B., affossando inevitabilmente l’economia. Di questa tassa, che si paga ovunque nel mondo, B. aveva deciso che l’Italia poteva farne tranquillamente a meno, salvo non aver fatto i conti con il tanto vituperato federalismo e il patto di stabilità. Risultato: niente Ici, niente più soldi ai comuni, niente più servizi ai cittadini, più povertà per tutti.

Si parla anche di altri tipi di patrimoniale, ma ancora in concreto nessuno sa niente, forse neanche il governo stesso. Di lato emergono le dichiarazioni inquietanti del neo ministro all’Ambiente, Corrado Clini, che inneggiano al nucleare e quelle del ministro allo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera, che spingono sulla Tav e sul rinnovamento delle reti idriche. Ma non avevamo votato per dimenticarci per sempre del nucleare e per non privatizzare l’acqua?

Per fortuna gli italiani sembrano essersi svegliati dal torpore degli ultimi 17 anni e, per evitare che si ripeta lo sfacelo che ha portato B.,  pare finalmente che siano pronti a scendere in piazza nel caso i provvedimenti non salvaguarderanno ciò che Monti ha citato nel suo discorso: fasce deboli, famiglie, giovani. Per ora però l’ebrezza della liberazione è ancora troppo viva. La considerazione più comune è “peggio di come ci hanno ridotto, non si può andare”, sperando vivamente che non si trasformi in “si stava meglio quando si stava peggio”. Un rischio che pur di liberarsi per sempre di B. siamo disposti a correre.

Nel frattempo B., per chi aveva già nostalgia di lui, ha ricominciato a rivendicare l’urgenza di una riforma delle intercettazioni, ad affermare che lui staccherà la spina a questo governo quando vuole e a denunciare che Napolitano lo trattava come un bambino. Per fortuna il peso che gli si dà è pari a quello che si dà a un pensionato che guarda i lavori dalle transenne di un cantiere. La deriva del Pdl è comunque confermata dal fatto che attualmente uno dei personaggi di maggiore spicco del partito è Domenico Scilipoti, il Danny DeVito della politica italiana. Il quale, giorno dopo giorno, grazie ad un warholiano momento di celebrità destinato al pignoramento, fa il suo show dentro e fuori la Camera, attraverso improbabili invettive contro il nuovo governo (al quale però il suo leader e il suo partito hanno votato la fiducia). La nota positiva è che se davvero il Pdl ha bisogno di uno come Scilipoti per riacquistare consensi possiamo ben sperare per il futuro.

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Cinema, che passione!

E’ passato inosservato agli organi di informazione, soprattutto quella televisiva (chissà perché), un ultimo colpo di coda del governo Berlusconi poco prima della sua dipartita che, guarda caso, riguarda nomine impellenti ad opera del ministro della Cultura, Giancarlo Galan. Dopo il tentativo di sostituire Baratta, direttore competente e condiviso bipartisan della Biennale di Venezia, con l’amico di famiglia Giulio Malgara, (l’uomo che liberalizzando il mercato pubblicitario di fatto negli ultimi trent’anni ha fornito, in primis a Berlusconi, le risorse per far nascere la tv commerciale in Italia), tentativo fortunatamente fallito, questa volta Galan, bramoso di lasciare un segno del suo breve e insignificante passaggio al dicastero della Cultura, il 2 novembre ha designato in fretta e furia le nomine per la Commissione per la cinematografia: 18 componenti chiamati a giudicare dal 2012 al 2013 film, cortometraggi e opere prime, per capire chi ha diritto ha finanziamenti pubblici e chi no.

Mentre il Governo se ne stava andando a scatafascio, e presentava al G20 raffazzonate promesse di risanamento, Galan, con estrema lungimiranza, ha deciso di mettere le mani sull’ultimo pollo arrosto da spartirsi. Un pollo del valore di 30 milioni di euro l’anno che, al di là del valore economico, riguarda il controllo di un settore importante per creare consenso. Ma vediamo quali autorevoli personaggi sono stati inseriti nella commissione: Valeria Licastro Scardino, segretaria di Confalonieri e sposata con il commissario Agcom Antonio Martusciello, ex deputato di Forza Italia (nessuna la sua competenza nel settore cinematografico). Antonia Postorivo, sposata con il senatore Pdl Antonio D’Alì, collega di Cesare Previti e cara amica di Niccolò Ghedini. Già nominata due anni fa, ora passa ai lungometraggi. Un’altra riconferma è quella di Anselma Dell’Olio, moglie di Giuliano Ferrara, critica cinematografica. E, udite udite, per far compagnia ad Anselma, non poteva mancare Gigi Marzullo. Oltre a questi “autorevoli personaggi” ci sono anche molti dipendenti  ed ex dipendenti delle aziende di Silvio Berlusconi.

Un grande cuore quello che ha dimostrato Giancarlo Galan mentre il titanic si infrangeva contro l’iceberg. Una riconoscenza che forse non verrà mai ricambiata visto che, dopo aver lasciato la presidenza della Regione Veneto, per il ministero dell’Agricoltura, e poi quello della Cultura, ora non essendo nemmeno parlamentare, il nostro pluriministro non ha più un lavoro. Ce ne faremo una ragione.

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#Rimontiamo!

La squadra di Governo è stata finalmente annunciata e come previsto è straordinariamente priva di politici. Una squadra che per la prima volta nella storia recente della nostra repubblica vanta il più alto numero di figure competenti e autorevoli chiamate a svolgere il proprio ruolo istituzionale. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si occupavano prima di diventare ministri:

Corrado Passera, (ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture), è stato il più politico dei banchieri e  nel 2006 è stato tra gli artefici del processo che ha portato all’integrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi dando vita a Intesa Sanpaolo. Giampaolo di Paola (ministro della Difesa), è stato comandante di vari sommergibili, fregate e anche delle forze militari della Nato. Anna Maria Cancellieri (ministro dell’Interno), è stata prefetto, a Vicenza, Bergamo, Brescia, Catania e Genova e negli ultimi anni ha governato comuni commissariati come Bologna e Parma. Paola Severino (ministro della Giustizia) è uno dei più noti avvocati italiani ed attuale vice rettore dell’Università Luiss ‘Guido Carli’ di Roma. Giulio Terzi (ministro degli Esteri) è l’attuale ambasciatore d’Italia a Washington dove si era insediato nel 2009. Elsa Fornero (ministro del Welfare con delega alle Pari Opportunità) è sulla carta una grande esperta di lavoro, professore Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia, Università di Torino e vicepresidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo. Francesco Profumo (ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca) lascerà la presidenza del Consiglio nazionale delle Ricerche assunta il 13 agosto scorso. Già rettore del Politecnico di Torino dal 2005 al 2011 rettore al Politecnico di Torino, nella scorsa primavera è stato candidato alle primarie del Pd come candidato a sindaco di Torino. Lorenzo Ornaghi (ministro per i Beni culturali) dal 2002 guida la Cattolica di Milano ed è ora al suo terzo mandato. Renato Balduzzi (ministro per la Salute), è attuale direttore dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Mario Catania (ministro delle Politiche Agricole e forestali) dal novembre 2009 è capo Dipartimento delle politiche europee e internazionali del ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Corrado Clini (ministro dell’Ambiente) arriva da direttore generale per lo Sviluppo sostenibile, il clima e l’energia dello stesso dicastero. Antonio Catricalà (sottosegretario della Presidenza del Consiglio) è stato fino ad oggi Presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, ruolo ricoperto dal 9 marzo 2005. Infine i ministri senza portafoglio. Enzo Moavero Milanesi (Affari Europei) È giudice presso la Corte europea di Giustizia di Lussemburgo, specializzato in antitrust, fra 1992 e 1994 rientra spesso a Roma come consigliere dei governi Amato e Ciampi. Piero Gnudi (Turismo e Sport), commercialista bolognese è consigliere di Amministrazione di Unicredit. Fabrizio Barca (Coesione Territoriale) è capo del dipartimento delle Politiche di Sviluppo del ministero dell’Economia e delle Finanze. Piero Giarda (Rapporti con il Parlamento) è responsabile del Laboratorio di Analisi Monetaria dell’Università Cattolica. E infine Andrea Ricciardi (Cooperazione Internazionale) è ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi Roma Tre, noto come studioso della Chiesa in età moderna e contemporanea, ma al di là del suo impegno accademico, Riccardi è conosciuto come fondatore della Comunità di Sant’Egidio e ha contribuito al raggiungimento della pace in alcuni Paesi, tra cui il Mozambico, il Guatemala, la Costa d’Avorio.

Il Governo Monti ha 17 ministri più l’interim dell’Economia. Il Governo Berlusconi IV aveva 23 ministri. Le differenze sono: Passera ha le deleghe di Sviluppo e Infrastrutture (Romani e Matteoli); Fornero ha le deleghe di Lavoro e Pari opportunità (Sacconi e Carfagna). Scompaiono i ministri per l’Attuazione del programma di Governo (Rotondi), Pubblica amministrazione (Brunetta), Riforme per il federalismo (Bossi), Gioventù (Meloni), Semplificazione normativa (Calderoli). Nasce invece il ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione (Riccardi). Sono ben tre le donne che ricoprono ruoli importanti in questo governo, lontane anni luce dalle competenze delle ballerine del Governo B.

Come inizio non è male. Diciassette persone che appaiono preparate e competenti per il loro dicastero costituiscono al tempo stesso un sogno di speranza per i cittadini con un briciolo di cervello e un incubo per i politici. I leghisti come al solito hanno iniziato a dare di matto, troppe persone così istruite che possono prendere decisioni per il paese, rappresentano per loro un affronto alla “dignità padana”, ancora più rozza di quella berlusconiana. Gente da “trota alla cepu” magari con contorno di polenta taragna. Gente che ha minacciato autodeterminazione dei popoli, ma non ha ancora capito che la Padania non esiste. Adesso che Monti con la sua pacatezza e determinazione ha stilato una vera e propria armata di professionisti nel loro settore, cosa faranno i redneck padani? Scenderanno in strada col forcone o continueranno a percepire il loro comodo stipendio da Roma ladrona?

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I miracoli di San Mario?

C’è già chi lo elegge a salvatore della patria e chi invece grida al golpe messo in atto per spodestare chi si sentiva ancora legittimato a rovinare il paese. E’ ancora presto per capire cosa, il neoeletto presidente del consiglio Mario Monti, farà per risollevare le sorti dell’Italia ma ciò che mi auguro personalmente è che abbia il coraggio di affrontare il proprio governo tecnico, presentando un esecutivo formato da soli tecnici e nessun politico. E’ ridicolo vedere ministri che passano dall’agricoltura alla cultura come se fossero dicasteri intercambiabili. Quale autorevolezza e quale preparazione può avere un politico che si improvvisa ministro di una materia che non ha mai studiato in vita sua? Questa è una delle tante anomalie del nostro paese, nel quale gli esempi di mancata meritocrazia si sprecano.

Ma cercherò di non divagare troppo. Occorre riconoscere che il momento che stiamo vivendo non ha precedenti nella storia della nostra democrazia. Quello che si sta per instaurare è un governo che fa paura a molti, e guarda caso questi personaggi sono soprattutto politici. La loro più grande paura è rappresentata dal fatto che, se le cose andranno bene, (e per fare questo occorre mettere in conto sacrifici da parte di tutti per poter riguadagnare tutto il tempo perso dal precedente governo) perderanno nei confronti dei cittadini la tanto amata popolarità. In realtà i rischi ci sono ma sono ben altri, ovvero che i mercati non ritengano sufficienti le misure che il nuovo governo metterà in atto e allora sì che saremmo davvero nei guai.

In questi giorni se ne sentono di tutti i colori in tv e sui giornali. Catastrofisti di ogni genere che non riescono a vedere niente di buono nell’affidare il governo a un economista, perchè secondo loro sono proprio gli economisti quelli che hanno creato questi problemi, altri che invece pensano solo che occorre andare presto alle urne, per poter continuare a mangiare indisturbati come prima. L’ unica cosa che deve fare il governo ora, prima delle elezioni, è solo una serie di misure che assestino la situazione economica, sperando che tra le misure previste da “San Mario” non ci siano solo lacrime e sangue ma ci siano incentivi per il lavoro e attenzioni per le fasce deboli ormai martoriate da politiche assenti o plutocratiche. E poi senza dubbio una seria legge elettorale che permetta una volta per tutte di governare senza continui rischi di instabilità. Non sono certamente operazioni facili e non si può certo pretendere che un governo messo in piedi in pochi giorni riesca a coordinare miracolose azioni di risanamento, ma se per caso questo esecutivo tecnico ci riuscisse, sarebbe la dimostrazione che la politica che può funzionare in Italia è quella scevra di politici.

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Le altre di B.

La caduta di B. non è  la soluzione definitiva ai problemi dell’Italia ma contribuisce sicuramente all’eliminazione di uno dei più grandi ostacoli per il suo conseguimento. La nuova moralità, di cui B. e i suoi scagnozzi si sono vantati di aver introdotto, racchiude al suo interno l’istituzionalizzazione degli scandali sessuali e giudiziari più grandi che la storia del nostro paese abbia mai avuto, ma che non hanno sortito gli effetti politici che in un paese civile avrebbero dovuto provocare. Il miglior premier degli ultimi 150 anni, per sua stessa “modesta” autodefinizione, in 18 anni di signoraggio politico, ha contribuito semplicemente ad accrescere la ricchezza delle sue aziende, a risolvere, nascondere e minimizzare i suoi problemi con la giustizia e a regalare cariche istituzionali a destra e a manca ai più discutibili e loschi personaggi e soprattutto alle più disparate e disperate “olgettine” d’ Italia.

E’ naturale (purtroppo) che in un paese come l’Italia, un italiano medio (per mentalità) come B. ambisca ad andare al potere per difendere i propri interessi. Pertanto, seppur ripugnante per ogni persona di vera integrità morale, questo comportamento è diventato un desiderio logico e giustificato in Italia. La mentalità italiana votata alla “furbizia”, alla corruzione, e al baratto di favori di ogni tipo  è quasi impossibile da sradicare. Ma quello che non riesco proprio a spiegarmi è come milioni di italiani, dopo tutti gli scandali sessuali e giudiziari, dopo l’affossamento di tutti i principali settori economici che erano un vanto del nostro paese come imprenditoria, cultura, università, e dopo il nulla politico che ha lasciato alle sue spalle, continuino ancora adesso a giustificare B., a sostenerlo e ad essere pronti a votarlo nuovamente se non lasciasse definitivamente la politica. Quale meccanismo scatta nella testa di queste persone? Quali vantaggi ha apportato anche al più sfortunato operaio, il quale nonostante possa perdere il lavoro da un momento all’altro, continua a confidare in B.? Certo la presa che ha avuto sulle masse è stata indiscutibile, con 6 televisioni dalla sua parte sulle quali è apparso costantemente giorno dopo giorno per quasi 18 anni, in una sorta di “programma di rieducazione” simile a quello a cui si sottopone Alex il drugo in  Arancia Meccanica, era quasi inevitabile per le menti più deboli non essere ipnotizzate dalle sue invettive contro chi non la pensava come lui, dal suo tono tronfio e dalle sue ammalianti storielle, dalle sue canzoni d’amore napoletane e dal suo sorriso curato dalla sua igenista dentale che però non “operava” sui suoi denti.

Nascondere la realtà, e denigrare i suoi detrattori sono stati pane quotidiano dei media a lui affiliati. Definire “comunista” con tono dispregiativo ogni essere vivente che a suo comando non chinava la testa è stato uno dei suoi cavalli di battaglia, un’ abitutine fastidiosa che è stata inculcata nelle menti dei suoi sostenitori assumendo il significato di un vero e proprio insulto. Promettere riforme che neanche in cuor suo ha mai pensato di poter realizzare, tra cui la più eclatante, quella di sconfiggere il cancro, è stata una delle sue armi di seduzione di massa. Ma il cancro era lui, e sarà difficile debellarlo nonostante le sue dimissioni. Il B.ismo in 18 anni si è radicato in ogni fascia della società, giustificando comportamenti contrari a ogni morale civile, istituzionalizzando la bugia, votata anche in parlamento, dove 314 individui, ironicamente definiti onorevoli, hanno affermato con il proprio consenso che una ragazza marocchina fosse la nipote del presidente egiziano Mubarak.

Ma io mi chiedo, lasciando da parte per un attimo la povera gente che ha visto in B. una speranza, e che non ha una cultura tale da poter concretizzare razionalmente una propria ideologia, coloro che invece conoscono il significato dello spirito liberale di cui B. si è fatto portabandiera, credono veramente che quello che è stato il loro leader per 18 anni, abbia davvero perseguito gli ideali liberali che tanto ha professato? Qual è diventata oggi e quale sarà la convinzione di fare politica nell’era post-B.? Dopo 18 anni di B, siamo pronti per giocare in A?

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