Archivio mensile:gennaio 2012

O Capitano! Mio Capitano!

Dopo due mesi di lacrime e sangue e incontri internazionali scevri di barzellette, per riacquistare una minima credibilità nei confronti del resto del mondo, è bastato un altro ottuso comandante ad abbandonare la nave pensando a mettere in salvo solo se stesso dopo una bravata, prima che essa affondasse, per farci ripiombare nel ridicolo. Sembra una storia da film, invece purtroppo si tratta di una parabola che contraddistingue l’italiano medio. L’azione del comandante Schettino è un “leit motiv” che coinvolge non solo comandanti di crociere ma anche dirigenti, amministratori delegati, recenti ex presidenti del consiglio.

Quello che lascia profondamente amareggiati, oltre alla morte di tante persone, è sicuramente il fatto che sempre più spesso ci si rende conto che, nella maggior parte dei casi, ruoli di potere vengono ricoperti da persone mediocri, prova concreta che in Italia, quello stesso paese che ha visto svilupparsi una civiltà straordinaria come quella dell’ antica Roma, la meritocrazia oggi non esiste, vittima di una cultura di favori e raccomandazioni, improntata sulla “furbizia”, la strafottenza e lo sprezzo del pericolo, in una sola parola: ignoranza. Non vorrei entrare nel merito della questione del comandante Schettino e di come sia arrivato a ricoprire quella importante posizione, ma fatto sta che il suo comportamento è la conseguenza di una stupida e pericolosa sfida per mettere in mostra se stesso, chissà con quale grande soddisfazione.

Quella di Schettino è solo l’ultima di una lunga serie di azioni stupide ad  opera di mediocri italiani, che accecati da manie di onnipotenza e dal bagliore del loro alto ruolo, nella loro ignoranza di piccoli uomini hanno pensato e pensano di poter fare qualsiasi cosa. Di Schettino in Italia purtroppo non ce n’è uno solo, e la pericolosità di queste persone è estrema, non solo per l’incolumità fisica di tutti, ma anche per quella economica, e  tutti gli altri settori dove i mediocri rivestono ruoli decisionali importanti.

Accanto a questo triste spaccato della vita del nostro paese, rimane un’ombra sulla sicurezza dei sistemi di rilevamento di enormi navi come la Costa Concordia. Sono passati esattamente 100 anni dalla tragedia del Titanic, e nonostante gli enormi progressi della tecnologia, non esiste ancora un sistema di rilevamento efficace che segnali la vicinanza di scogli di granito? o è stato deliberatamente ignorato? (non so quale delle due ipotesi sia quella più confortante).

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Liberalizzazioni? Sì, forse, boh…

E’ ancora presto per dare un giudizio preciso al governo Monti ma quello che si può dire a due mesi dal suo insediamento è che, senza “troppe” ingerenze politiche e timori di impopolarità, sta facendo ciò che gli altri non hanno mai fatto in 20 anni e oltre. Dopo un primo momento di entusiasmo dovuto alla caduta di Berlusconi e una fase di incazzatura dovuta all’ imposizione di nuove tasse, ora stiamo vivendo la fase di accettazione e molti ancora di speranza. La questione liberalizzazioni è uno di quegli ostacoli, come pensioni e tasse, contro cui abbiamo visto sbattere il muso già altri governi, costretti poi a mollare la presa per non perdere elettori. Oggi si ripropone lo stesso tentativo, sperando che sia la volta buona. I tassisti sono già sul piede di guerra, così come farmacisti, notai, ecc.. (e sticazzi?)

Le caste, dalle più piccole alle più grandi verranno finalmente debellate? La volontà è quella, e si spera che dopo gli scioperi di rito, tutto vada a buon fine. Fatto sta che certe categorie come nel caso dei giornalisti (sfera che mi riguarda personalmente) non si sa che fine faranno. Per chi non lo sapesse i giornalisti si dividono in due categorie, pubblicisti e professionisti. I primi per diventare tali devono maturare 2 anni di collaborazione continuativa con una o più testate giornalsitiche registrate, presentare un tot di articoli in base alla periodicità della testata e la relativa documentazione che attesti la retribuzione. Ci sono altri piccoli dettagli che non sto qui ad elencare e che variano in base ai vari ordini regionali. Quello che conta è pagare in media circa 300/400 euro all’Ordine per l’iscrizione e la quota annuale.

Per diventare professionista invece occorre avere maturato 18 mesi di contratto di praticantato presso una redazione alla fine dei quali bisogna sostenere un esame di abilitazione. Fatto sta che se per i professionisti il titolo è riconosciuto anche grazie all’esame, per i pubblicisti presenti ma sopratutto quelli futuri cosa succederà? Per il momento non è dato di saperlo e per quanto mi riguarda, sono ancora convinto che eliminare gli ordini professionali sarebbe una vera scossa al mondo del lavoro estremamente necessaria. Occorre però capire le modalità di questo tipo di intervento. Secondo me l’unica soluzione possibile sarebbe quella di mantenere comunque registri professionali in cui saranno inseriti coloro che a vario titolo sono iscritti attualmente agli ordini e ai quali in futuro si potranno inserire, con costi estremamente ridotti (bolli vari), i nuovi “professionisti” (in senso lato).

Quello su cui occorre agire sono invece le modalità di accesso alla professione. Per ora però non si è ancora parlato espressamente di abolizione degli ordini. Quello che emerge è una timida abolizione delle tariffe professionali. Più in generale verranno  abrogate “autorizzazioni, licenze, nulla osta” per l’avvio di un’attività economica. Cosa succederà?

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