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Un governo tecnico a metà

Nonostante la manovra “lacrime e sangue”, il governo Monti continua a riscuotere il consenso della maggioranza degli Italiani. Il neo premier infatti gode del 58% dei consensi e la fiducia complessiva nell’attuale governo si attesta sul 54%. L’entusiasmo della liberazione da B. si conferma tra la gente nonostante le batoste che dovremo affrontare. Ma andando più a fondo si nota come il governo cosiddetto tecnico sia tale solo di nome. Il buon Monti ha dichiarato che non percepirà lo stipendio da premier, buon proposito per dare l’esempio, ma nessuno si è chiesto perché non ha rinunciato anche a quello da senatore a vita?

Lo stipendio è di 12.005,95 euro lordi di indennità, più 12.680 euro netti di rimborsi. In un anno fanno 144mila euro lordi di stipendio, e 152mila di rimborsi: circa 300mila euro l’anno di costo per Monti senatore a vita. Lo stipendio è il 70% di quello di un magistrato con funzione di presidente di sezione della Cassazione. Siamo, come detto, a 12.005 euro mensili. Poi c’è la «diaria», a «titolo di rimborso delle spese di soggiorno», che nel novembre 2010 è stata ridotta da 4mila euro a 3.500 euro mensili, netti. Poi c’è il «contributo per il supporto dell’attività dei senatori», cioè un fondo per le spese sostenute «per le attività connesse con lo svolgimento del mandato». E la somma è di 4.180 euro, di cui in teoria vanno al senatore solo 1.680 euro, mentre gli altri 2.500 sono dati al suo gruppo. Che nel caso di Monti non è chiaro quale sia.

Ma questa ovviamente è solo la punta dell’iceberg, abbiamo già notato come la reintroduzione dell’Ici non abbia nemmeno pensato alla Chiesa Cattolica e a tutte quelle attività commerciali che “si ispirano” a qualunque religione. Oppure la “patrimoniale” che non colpisce in proporzione i grandi redditi ma i soliti contribuenti con l’acqua alla gola. O ancora i tagli alle pensioni, che non toccano quelle milionarie ma solo quelle della povera gente. E non ultimo il “regalo” delle frequenze tv a Rai e Mediaset, cosa che poteva essere evitata e da cui si poteva trarre ingenti introiti.

Quello che indigna è che questo Governo tecnico ha tutta l’aria di essere un governo vicino al centro destra ma facente cose che il centro destra non ha voluto fare in quanto impopolari. Un governo tecnico dovrebbe prendere i soldi dai più forti e non dai più deboli, dovrebbe preoccuparsi del benessere della popolazione e non di quello dei parlamentari, ancora minimamente sfiorati dai tagli. Il problema purtroppo rimane comunque uno solo, ovvero una cultura dura a morire, quella della casta, quella dei baroni che nonostante abbia mostrato di aver capito quali sono i problemi, non si accorge che con queste misure chi paga sono sempre i soliti. E non si tratta di una frase fatta o di qualunquismo, ma di una abitudine troppo consolidata. L’emergenza si affronta debellando le lobby, deprecando il conflitto di interessi, adottando misure popolari e non impopolari, e prevedendo una nuova legge elettorale degna di questo nome.

Insomma caro Monti, le tue belle parole dei primi giorni per ora non rispecchiano molto i fatti, sicuramente si può aggiustare il tiro ma per recuperare i soldi, bisogna sbrigarsi a scovare i veri grandi evasori, ridurre i privilegi e fare in modo che tutti paghino in proporzione alle proprie possibilità e che vengano rispettati veramente gli stessi diritti e la stessa dignità. Sentire parlamentari come Paniz dire che 3000 euro al mese non bastano per vitto e alloggio è una vergogna, sentir la Mussolini starnazzare: “E’ come se ci mandassero nudi per strada”, è uno scempio. Questa gente va cacciata per sempre dalla politica perché non sa neanche cosa vuol dire stare al mondo e non può essere espressione del popolo italiano.

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Tiggì!.. salute!

Forse gli italiani si stanno svegliando, e questo, dopo 17 anni di puro torpore berlusconico, non può che far ben sperare anche chi come me non confidava più nell’intelligenza degli italiani. Sta dilagando una vera e propria allergia all’ informazione fasulla. Oggi infatti sono usciti i dati auditel del tg1 ed è arrivata l’ennesima grande mazzata che vede un crollo vertiginoso dello share dell’edizione serale, che scende al 16%, pari a poco più di 4 milioni di telespettatori. L’edizione delle 20 del Tg5 ha registrato invece uno share del 20,41% con 5 milioni 295 mila spettatori. Ma quello che più colpisce è il risultato del Tg3: l’edizione delle 19, con il 17,69%, ha raggiunto lo share più alto di tutti i telegiornali nazionali della Rai della serata. La gente si sarà rotta le scatole di un telegiornale che nasconde la realtà come il Tg1 o semplicemente è un tg strutturato molto male?

Bisogna dire che probabilmente l’emergenza ascolti è dovuta a una commistione di cose: il palese schieramento politico è una componente sicuramente non trascurabile, tanto che lo stesso cdr del tg1 imputa gli scarsi ascolti proprio a “una linea politica faziosa e schierata”, ma anche la mancanza di ritmo, i servizi inutili e una conduzione veramente noiosa, avranno sicuramente contribuito a fare il resto. Tutto questo però fa pensare che probabilmente il pubblico sta cercando un altro tipo di gestione dell’informazione. In Italia nessun tg Rai o Mediaset è attendibile dal punto di vista dell’obiettività. Rai1 e Rai2 sono sempre state filogovernative, mentre Rai3 cerca di bilanciare dall’altra parte. Le reti Mediaset rasentano la farsa nell’informazione grazie all’inevitabile tappettinismo del Tg5, al cabarettismo di Emilio Fede e alla patetica frivolezza di Studio Aperto, che per definirlo telegiornale, occorre davvero tanta fantasia.

Ma tutto questo ormai è un dato di fatto assodato da una ventina d’anni. Quello che fa notizia è il fatto che a questa proposta di informazione televisiva oscena, gli italiani si stanno finalmente ribellando con la loro unica arma, ovvero il telecomando. Personalmente trovo molto più piacevoli e obiettivi telegiornali come quello de La7 del buon vecchio Mentana, e SkyTg24 che da qualche tempo è approdato anche sulla tv generalista grazie al digitale terrestre e al canale Cielo (costola gratuita di Sky). Telegiornali che gestiscono l’informazione così com’è, senza opinioni, ma attenendosi alla dura e cruda realtà. Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, dal canto suo ovviamente non commenta l’emergenza ascolti e continua a conservare la poltrona che probabilmente mai più in vita sua rivedrà nell’era post-B..

Ma ciò a cui nessuno si è ancora ribellato e che oggi sembra aver finalmente scosso gli italiani, è l’ingerenza della politica nell’informazione televisiva in un paese che si definisce democratico. Questi dati dimostrano una sola cosa, ovvero che anche chi la pensava come Berlusconi, non ne può più di vedere sostenere in maniera così lapalissiana la sua area politica fino a nascondere la realtà e in un certo senso indottrinare il pubblico, anche dopo che Berlusconi ha lasciato la presidenza del Consiglio. Ora che dopo 17 anni di berlusconismo piano piano la realtà sta tornando al suo normale corso, occorre che il Parlamento non interferisca mai più sui vertici Rai. E quale migliore momento per prendere questa decisione, se non quello in cui il timone è affidato ad un governo tecnico?

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