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Liberalizzazioni? Sì, forse, boh…

E’ ancora presto per dare un giudizio preciso al governo Monti ma quello che si può dire a due mesi dal suo insediamento è che, senza “troppe” ingerenze politiche e timori di impopolarità, sta facendo ciò che gli altri non hanno mai fatto in 20 anni e oltre. Dopo un primo momento di entusiasmo dovuto alla caduta di Berlusconi e una fase di incazzatura dovuta all’ imposizione di nuove tasse, ora stiamo vivendo la fase di accettazione e molti ancora di speranza. La questione liberalizzazioni è uno di quegli ostacoli, come pensioni e tasse, contro cui abbiamo visto sbattere il muso già altri governi, costretti poi a mollare la presa per non perdere elettori. Oggi si ripropone lo stesso tentativo, sperando che sia la volta buona. I tassisti sono già sul piede di guerra, così come farmacisti, notai, ecc.. (e sticazzi?)

Le caste, dalle più piccole alle più grandi verranno finalmente debellate? La volontà è quella, e si spera che dopo gli scioperi di rito, tutto vada a buon fine. Fatto sta che certe categorie come nel caso dei giornalisti (sfera che mi riguarda personalmente) non si sa che fine faranno. Per chi non lo sapesse i giornalisti si dividono in due categorie, pubblicisti e professionisti. I primi per diventare tali devono maturare 2 anni di collaborazione continuativa con una o più testate giornalsitiche registrate, presentare un tot di articoli in base alla periodicità della testata e la relativa documentazione che attesti la retribuzione. Ci sono altri piccoli dettagli che non sto qui ad elencare e che variano in base ai vari ordini regionali. Quello che conta è pagare in media circa 300/400 euro all’Ordine per l’iscrizione e la quota annuale.

Per diventare professionista invece occorre avere maturato 18 mesi di contratto di praticantato presso una redazione alla fine dei quali bisogna sostenere un esame di abilitazione. Fatto sta che se per i professionisti il titolo è riconosciuto anche grazie all’esame, per i pubblicisti presenti ma sopratutto quelli futuri cosa succederà? Per il momento non è dato di saperlo e per quanto mi riguarda, sono ancora convinto che eliminare gli ordini professionali sarebbe una vera scossa al mondo del lavoro estremamente necessaria. Occorre però capire le modalità di questo tipo di intervento. Secondo me l’unica soluzione possibile sarebbe quella di mantenere comunque registri professionali in cui saranno inseriti coloro che a vario titolo sono iscritti attualmente agli ordini e ai quali in futuro si potranno inserire, con costi estremamente ridotti (bolli vari), i nuovi “professionisti” (in senso lato).

Quello su cui occorre agire sono invece le modalità di accesso alla professione. Per ora però non si è ancora parlato espressamente di abolizione degli ordini. Quello che emerge è una timida abolizione delle tariffe professionali. Più in generale verranno  abrogate “autorizzazioni, licenze, nulla osta” per l’avvio di un’attività economica. Cosa succederà?

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