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Una vita a progetto

In attesa che il nuovo Governo faccia sapere anche a noi comuni mortali quali sono le straordinarie misure che rimetteranno in moto l’Italia, ciò che più interessa gli italiani è sicuramente la questione lavoro. Recessione o no il nostro paese, già prima dell’arrivo della crisi economica, viveva un brutto rapporto con i contratti di lavoro. La lungimiranza della politica aveva distrutto ogni parvenza di futuro per i giovani grazie a scellerate politiche di gestione delle assunzioni che hanno favorito come sempre soltanto gli imprenditori e mai i lavoratori. Ma d’altra parte cosa ci si può aspettare se si manda al Governo un imprenditore? Tutte le tipologie di contratto precario hanno avuto l’effetto di appiattire le professionalità, di affossare la meritocrazia e di impedire ai giovani la speranza di realizzare qualsiasi progetto per il futuro, figuriamoci le loro pensioni. Questo perché i contratti di tipo precario non sono stati sufficientemente regolamentati. Co.co.co e co.co.pro, hanno gettato le basi per creare un collo di bottiglia in cui tutti i giovani usciti dalle università sono dovuti passare, anzi, fermarsi e aspettare. Fino a quando? Non si sa.. i più fortunati sono ancora lì.

Ma dal 2001 a oggi questo collo di bottiglia si è completamente tappato e chi è riuscito ad avere un contratto precario, se lo tiene stretto, mentre chi esce dall’università e cerca lavoro viene respinto perché non c’è più posto. Invece per lavorare gratis c’è sempre posto, negli anni sono magicamente spuntati stage formativi anche nelle più bizzarre mansioni. Dallo stage nelle agenzie interinali (un paradosso che solo in Italia può esistere), al tirocinio nel settore pubblico (sfruttamento legalizzato dallo Stato). Personalmente prima di trovare lavoro (ovviamente precario), in tre anni di ricerche, ho lavorato nella Prefettura della mia città, GRATIS, e non era un’eccezione, il vicario del Prefetto continuava ad “assumere” stagisti millantando che poi in qualche modo saremmo stati assunti come interinali, cosa che puntualmente alla fine dello stage di 6 mesi non è mai successa.

E’ un compromesso che mai rifarei e che tutti i giovani devono rifiutare! Ma capisco che quando esci dall’Università e non hai nessuna esperienza lavorativa, cercare lavoro diventa impossibile. Devi fare i conti con un’offerta impressionante, di gente pluriqualificata e gente che lavora gratis, e fintanto che anche tu non avrai un po’ di esperienza alle spalle non ti assumeranno neanche come commesso in un negozio di abbigliamento. E allora si sente parlare di formazione, fioccano corsi di ogni tipo, master, e mirabolanti certificazioni, le quali l’unico lavoro che producono è quello dei loro organizzatori. Il punto è che fintanto ci saranno giovani disposti a lavorare gratis, gli imprenditori si sentiranno in diritto di sfruttare. E’ una questione nota, ma solo chi ci è passato può capire cosa vuol dire. Vedere gente con la terza media fare il dirigente e sentirlo dire che i giovani non hanno voglia di lavorare, è uno schiaffo all’intelligenza. La soluzione ora è quella di non perdere tempo e soldi all’Università. Gli ultimi dati relativi al divario tra gli stipendi dei laureati e dei non laureati, dicono che ormai esso è diventato esiguo. Purtroppo non ne vale più la pena laurearsi, meglio fare esperienza e fiondarsi nel mondo del lavoro subito dopo essere usciti dal liceo.

Quello che il Governo deve fare una volta per tutte, è fissare regole chiare per i contratti di precariato, e vietarne per sempre questo scellerato e anarchico utilizzo. Dovrebbero essere posti dei minimi retributivi più alti di quelli di un normale contratto a tempo indeterminato, per due semplici motivi: primo, perché dovrebbe essere una forma contrattuale di emergenza; secondo perchè il contratto a termine, essendo chiamato così, non prevede sicurezza per una successiva assunzione e quindi una retribuzione fissa del lavoratore. Una sorta di buon’uscita compresa nello stipendio. Inoltre i contratti cosiddetti precari, vanno limitati e ridotti ad un certo numero massimo da definire in base alle dimensioni dell’azienda. Vanno promosse le assunzioni a tempo indeterminato attraverso sgravi fiscali o altre forme di incentivo come succede negli altri paesi. Insomma, occorre disincentivare in ogni modo il lavoro precario e rendere queste odiose forme contrattuali dei semplici episodi di emergenza, e non le fondamenta della nostra giovane forza lavoro.

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