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Ladri bipartisan

Ogni giorno sia sulla stampa nazionale che su quella locale, siamo costretti a leggere, piccole o grandi indagini su episodi di  corruzione, favori politici, collusioni con le mafie di esponenti politici e amministratori locali, e altri tipi di reati non certo confortanti. Tutto questo sembra ormai quasi normale, la sensazionalità della notizia si è ormai persa e tutto cade nell’oblio dopo pochi giorni. Spuntano le autodifese, le smentite, gli “a mia insaputa” e addirittura la “solidarietà di tutto il mondo politico”. Ma stiamo scherzando? E’ possibile che quasi tutta la classe politica nazionale, quasi tutti gli amministratori locali, e i loro collaboratori abbiano qualche scheletro nell’armadio? E’ possibile che chi scende in politica debba per forza sentirsi in diritto di mettere a posto un parente, favorire qualche amico imprenditore, o ricevere benefici illeciti?

Badate bene, non sto generalizzando, ma sto cercando di fare un’analisi del panorama politico e istituzionale del nostro paese, in cui ogni giorno viene a galla una anomalia più grande di quella del giorno precedente. In qualsiasi altro paese civile, chi riveste un ruolo di alto livello, si dimette appena emerge un suo certo o presunto reato, anche per scandali molto meno gravi di quelli che ho citato sopra. Basti pensare ad esempio al ministro dell’Interno inglese Jacqueline Smith, che ha lasciato il suo incarico per lo scandalo dei rimborsi gonfiati, oppure il ministro della Difesa tedesco Guttenberg, che si è dimesso dopo la scoperta che aveva copiato la sua tesi di laurea. In Giappone vari ministri si sono perfino suicidati per alcuni scandali finanziari, e ricordiamo anche l’ ex ministro delle Finanze giapponese, Shoichi Nakagawa, costretto a rassegnare le dimissioni per essersi presentato ubriaco durante il G7 di Roma nel 2007 (trovato poi misteriosamente morto).

Questi sono solo alcuni esempi di quello che vuol dire avere sulle spalle la responsabilità di rivestire una carica, e avere il pudore di ammettere di aver sbagliato, ma anche semplicemente per non infangare tutta la classe politica, e per potersi difendere nelle dovute sedi. In Italia questa regola di civiltà umana prima che politica non esiste. In Italia vale la furbizia, vale il “non c’entro niente”, vale la regola del caimano, ovvero quella di spalancare la bocca per, negare, difendersi e attaccare l’accusatore. E’ una regola fastidiosa, introdotta dai fautori della “nuova moralità”, e che in certi casi ha coinvolto anche chi quella “nuova moralità” invece l’ha sempre condannata. Gli scandali, le mazzette, o gli altri reati non hanno nel nostro paese un solo colore politico, sono bipartisan. Bel modo per mettere d’accordo destra e sinistra…

Chiudo con un concetto espresso tempo fa da Roberto Saviano, un concetto secondo me emblematico di tutto questo mio discorso: “spero che un giorno scendere in politica (che evoca una cosa sporca e losca) si possa dire salire in politica (come elevarsi agli alti ranghi di un nobile ruolo)”.

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