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Il cinguettio della casta

E’ ufficiale, twitter sta superando facebook in popolarità. La velocità del web si testa sul ricambio repentino delle mode, e soprattutto sull’uso dei social network. Se fino a tre anni fa, chi non aveva una pagina su myspace era out, e fino a due anni fa chi non aveva una pagina su facebook era quasi tagliato fuori dal mondo, o dalla vita sociale (ammesso che ce ne fosse bisogno), oggi che anche facebook sembra mostrare i primi segni di cedimento, ecco che lo stormo di utenti più “social addicted” ha cominciato a cinguettare copiosamente su twitter. Personalità di ogni calibro, dal politico al comico (anche se non c’è molta differenza), dal blogger allo speaker radiofonico, dal quotidiano internazionale alla rock star, affollano costantemente la rete con i loro pensieri, le loro anticipazioni o semplici commenti.

Nelle redazioni dei quotidiani esistono perfino giornalisti addetti a cercare lo scoop su twitter. Da tutto questo cinguettio, non potevano esimersi neanche i politici italiani che in 140 caratteri riescono a esprimere le stesse banalità che più ampiamente argomentano in tv.  A partire dal buon Bersani che cinguetta l’abc dell’economia: «Per creare sviluppo bisogna fare investimenti», ma non è da meno neanche Alfano e le sue manie di persecuzione: «Fantastici i giornali italiani! Non gliene frega più niente dello #spread. É a 475 ma parlano di”spread stabile”. Ah, se ci fossimo stati noi..».

Ma a stemperare le polemiche con una nota di romanticismo c’è Casini che nel giorno in cui il suo nome compare nella lista dei politici indagati per le tangenti di Finmeccanica twitta: «Oggi per me è una giornata amara. Ma mi sono svegliato con mio figlio nel letto e ho pensato: è un giorno meraviglioso!». Brrr.. quasi grottesco. A metterci un sorriso sulle labbra comunque ci pensa sempre il nostro Denny Scilipoti DeVito che dopo essere arrivato al parlamento con il lutto al braccio, continua le sue invettive contro l’attuale governo, twittando: «no alla scuola solo per ricchi, no al governo dei soli bocconiani». Ma qualcuno glielo spiega che il governo Berlusconi ha favorito in ogni modo la “scuola solo per ricchi” come la chiama lui, togliendo fondi alla scuola pubblica? e che nonostante tutto questo, il massimo che la scuola privata è riuscita a produrre, è un genio del calibro del Trota?

(se non siete iscritti a twitter o è troppo complicato trovarli e seguirli tutti, c’è chi ci ha pensato per voi: http://www.lamacchinadelfungo.com/castatweet/)

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Liberi dai nani ma schiavi dei giganti?

Se da una lato il discorso programmatico di Monti, con la sua sobrietà e pacatezza, ha rassicurato una parte degli italiani, dall’altro ha insinuato più dubbi a chi vuole capire quali mazzate si nascondono dietro termini come “coesione sociale” e “contrattazione di prossimità”. Ciò che spaventa è il tornado di tasse che da qui a fine legislatura dovrebbero coinvolgere tutti gli italiani, tra cui il ritorno dell’Ici prima casa, tassa elimanata con largo consenso popolare dal governo B., affossando inevitabilmente l’economia. Di questa tassa, che si paga ovunque nel mondo, B. aveva deciso che l’Italia poteva farne tranquillamente a meno, salvo non aver fatto i conti con il tanto vituperato federalismo e il patto di stabilità. Risultato: niente Ici, niente più soldi ai comuni, niente più servizi ai cittadini, più povertà per tutti.

Si parla anche di altri tipi di patrimoniale, ma ancora in concreto nessuno sa niente, forse neanche il governo stesso. Di lato emergono le dichiarazioni inquietanti del neo ministro all’Ambiente, Corrado Clini, che inneggiano al nucleare e quelle del ministro allo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera, che spingono sulla Tav e sul rinnovamento delle reti idriche. Ma non avevamo votato per dimenticarci per sempre del nucleare e per non privatizzare l’acqua?

Per fortuna gli italiani sembrano essersi svegliati dal torpore degli ultimi 17 anni e, per evitare che si ripeta lo sfacelo che ha portato B.,  pare finalmente che siano pronti a scendere in piazza nel caso i provvedimenti non salvaguarderanno ciò che Monti ha citato nel suo discorso: fasce deboli, famiglie, giovani. Per ora però l’ebrezza della liberazione è ancora troppo viva. La considerazione più comune è “peggio di come ci hanno ridotto, non si può andare”, sperando vivamente che non si trasformi in “si stava meglio quando si stava peggio”. Un rischio che pur di liberarsi per sempre di B. siamo disposti a correre.

Nel frattempo B., per chi aveva già nostalgia di lui, ha ricominciato a rivendicare l’urgenza di una riforma delle intercettazioni, ad affermare che lui staccherà la spina a questo governo quando vuole e a denunciare che Napolitano lo trattava come un bambino. Per fortuna il peso che gli si dà è pari a quello che si dà a un pensionato che guarda i lavori dalle transenne di un cantiere. La deriva del Pdl è comunque confermata dal fatto che attualmente uno dei personaggi di maggiore spicco del partito è Domenico Scilipoti, il Danny DeVito della politica italiana. Il quale, giorno dopo giorno, grazie ad un warholiano momento di celebrità destinato al pignoramento, fa il suo show dentro e fuori la Camera, attraverso improbabili invettive contro il nuovo governo (al quale però il suo leader e il suo partito hanno votato la fiducia). La nota positiva è che se davvero il Pdl ha bisogno di uno come Scilipoti per riacquistare consensi possiamo ben sperare per il futuro.

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